In oreficeria, non si adopera mai il metallo allo stato puro, questo avviene non per ridurre il costo del prodotto, ma perché i metalli preziosi non avrebbero le proprietà meccaniche necessarie alle lavorazioni.
Quindi ,una volta estratto ,L’oro può essere lavorato fondendolo insieme ad altri metalli più o meno nobili, dando così origine ad una lega metallica preziosa.
L’oro rimane comunque prevalente, ma avrà una purezza inferiore a causa della presenza di altri metalli.
Le leghe si ottengono sfruttando le proprietà che hanno il Rame e l’argento di modificare il colore dell’oro puro rispettivamente in rosso e verde.
Variando le proporzioni di rame e di argento il colore dell’oro varia dal rosso, al rosa ,al giallo ed al verde (poco conosciuto ed utilizzato).
L’oro bianco invece, così come lo conosciamo adesso, fu introdotto negli anni ’20 del novecento per poter produrre gioielleria in bianco con un costo inferiore, rispetto all’utilizzo del platino, che a quei tempi risultava l’unica alternativa.
Per misurare la perdita di purezza del metallo intervengono i carati dell’oro (Kt da non confondere con i Ct unità di misura dei diamanti)che hanno lo scopo di titolare la quantità di oro puro presente nella lega metallica.
I Kt quindi, corrispondono ad un’unità di misura che indica la purezza dell’oro presente all’interno di un oggetto prezioso in funzione delle parti di metallo puro in esso contenute.
Esistono diverse carature dell’oro, le più utilizzate sono:
- 9 Kt in cui la percentuale di oro puro è del 37,5 %
- 14 Kt in cui la percentuale di oro puro è del 58,33%
- 18 Kt in cui la percentuale di oro puro è 75 %
- 22 Kt in cui la percentuale di oro puro è di 91,67%
- 24 kt in cui la percentuale di oro puro è di 99,99 %.
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